COME RICONOSCERE LA DEPRESSIONE: sintomi, cosa non fare e cosa non dire

I segnali d’allarme

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è comunque possibile individuare alcuni sintomi, quelli più comuni, da non sottovalutare assolutamente.  Tra i suddetti sintomi sono da menzionare:

  • disperazione, frustrazione e senso di vuoto;
  • ansia e attacchi di panico;
  • isolamento sociale;
  • stanchezza e mancanza di energie;
  • insonnia o ipersonnia;
  • totale assenza di volontà e indecisione;
  • irritabilità e pessimo umore;
  • apatia, perdita di interesse e di piacere;
  • diminuzione o aumento dell’appetito; 
  • svalutazione e senso di colpa;
  • diminuzione o perdita totale della capacità di concentrazione;
  • disturbi della memoria;
  • pensieri negativi, di fuga o di morte. 

“Le mie forze creative sono state ridotte ad un’irrequieta indolenza. Non ho fantasia, nessun sentimento per la natura, e leggere mi è diventato ripugnante. Quando siamo derubati di noi stessi, siamo derubati di tutto!”

Johann Wolfgang Goethe

Il grande “tabù” della depressione

E’ molto importante comprendere, soprattutto far capire agli altri, che depressione non è semplice tristezza temporanea. Non si è depressi per una giornata storta, per un esame andato male o per un diverbio sul lavoro.  Quando si è depressi non esiste la tristezza: è qualcosa che va molto oltre, qualcosa che scava nel profondo, ti mangia dall’interno, lasciandoti senza nulla, neppure te stesso! Essere depressi vuol dire molto di più: significa sentirsi come anestetizzati, vivere in un corpo paralizzato, in una mente che rimugina senza sosta, in un cuore che soffre.

Improvvisamente tutto appare come rallentato: il corpo, i pensieri, i movimenti, i discorsi, il modo di relazionarsi. Tutto sembra aver perso il valore che aveva prima. Non c’è più niente che ti faccia sorridere!

La depressione clinica è una patologia grave, gravissima, una malattia  invalidante e disperata, difficile da percepire e che necessita di un periodo di terapia più o meno lungo, a seconda della gravità.  Una patologia che viene sottovalutata, sminuita, se non del tutto ignorata, a causa della disinformazione e dello stigma sociale, dei pregiudizi e dell’ignoranza. Si parla poco o addirittura per niente di una patologia che per secoli è stata relegata al rango di non-malattia. 

Perché nella società in cui viviamo l’importante è apparire perfetti, essere al top: avere un corpo perfetto, una bella casa, una bella macchina, un lavoro perfetto e soprattutto ben retribuito.  Le persone ci chiedono quanto pesiamo, quanto siamo alti, se siamo laureati, cosa facciamo nella vita, quando ci sposeremo o se vorremo avere dei figli. Nessuno ci chiede se siamo felici! Perché quelle domande che vanno oltre la superficialità fanno dannatamente paura…

Tutto questo porta al silenzio, alla paura di essere disapprovati, al nascondere una sofferenza che si nutre proprio del buio in cui viene relegata.

Tutti curiamo il nostro corpo, ma la nostra mente? Della nostra mente ci vergogniamo!  Perché la malattia mentale non può essere un vanto no?! è un qualcosa da nascondere agli occhi degli altri, è causa di imbarazzo e disagio, un mostro da combattere in silenzio e nell’oscurità.  

Crea vergogna, dunque. Eppure è incredibilmente diffusa in Italia e nel mondo. Eppure rappresenta ad oggi una delle cause principali di suicidio. Si, perché di depressione, come di cancro, si può morire!

Basterebbe semplicemente parlarne! E invece è più facile parlare di altro, spesso del nulla…

Si, perché ammettere di essere depressi e rivolgersi ad uno specialista è imbarazzante: solo i pazzi vanno dallo psicologo e gli psicofarmaci, gli antidepressivi, i tranquillanti e simili sono droghe, da assumere di nascosto, vero?! Ma i farmaci devono essere un mezzo per sentirsi meglio, non qualcosa che ci definisce! E la gente può pensare e dire ciò che vuole, ma questo non deve impedire di prenderci cura di noi stessi!

“La depressione è un dolore che prende il sopravvento su tutte le altre sensazioni fino ad annientarle. Corrode la psiche come la ruggine il ferro, fino a provocare un cedimento strutturale dell’anima”. 

Andrew Solomon, Il demone di mezzogiorno. 

Luoghi comuni e falsi miti

Si ritiene comunemente che la depressione possa colpire solo le persone deboli e fragili e che renda chi ne soffre “difettoso”. Non c’è nulla di più sbagliato! La depressione non è segno di debolezza, di pigrizia o di resa. 

Questa patologia può colpire chiunque e a qualsiasi età, a seguito di eventi drammatici che vengono vissuti come danni irreversibili, irreparabili: separazioni coniugali, lutti, malattie, licenziamenti, gravi conflitti con altre persone, problemi economici, essere vittime di reati o di abusi sessuali, e via discorrendo. 

E non è neanche sinonimo di scelta. Il depresso non sta così perché lo vuole, non è colpa sua e non sempre è in suo potere rimettersi in piedi e guarire.

Semplicemente come qualsiasi parte del proprio corpo, anche il cervello può ammalarsi. E nessuno direbbe mai ad una persona che soffre di problemi al cuore, o alla gola o alle gambe che è una persona debole o che questa sofferenza sia da attribuire a se stessa. 

Molto spesso, anzi quasi sempre, il depresso non viene creduto dalle persone che ha intorno. Si sente spesso ripetere: “ti capisco, tranquillo. Ci sono passato anch’io”. E allora il malato si sente sminuito, ferito, non considerato, perché solo chi ha vissuto la malattia può veramente capire come ci si senta, perché non si può comprendere né giudicare ciò che non si prova sulla propria pelle.  Così spesso nascono conflitti e contrasti tra il malato e le persone che lo circondano le quali, non conoscendo la problematica, tendono a considerarlo pigro, debole, cattivo, capace solo di lamentarsi. 

Molte, troppe, volte si crede che il depresso non si impegni abbastanza, non ce la metta tutta per uscire da quel tunnel in cui è rinchiuso. E qui aumentano il senso di frustrazione, la vergogna e soprattutto il senso di colpa, perché le persone depresse tendono ad incolpare se stesse per quello che stanno attraversando e sono convinte che per causa loro tutto questo non avrà mai fine. 

Altre volte le persone, credendo di incoraggiare e far sentire meglio il depresso, gli ripetono: “dai, pensa a chi sta peggio di te”. Così si accusa quella persona, perchè non ha alcun motivo di non essere felice, facendo aumentare l’odio verso se stessa. 

O ancora si spinge il malato ad agire, a fare qualcosa, a tenersi impegnato e quasi sempre si ottiene l’effetto contrario: la depressione provoca la totale assenza di volontà, oltre che di energia ed interesse in qualsiasi attività, anche la più semplice. Una persona depressa non riesce a fare qualcosa, perché la sua mente è preda dell’immobilità più totale, i suoi pensieri negativi sono molto più rapidi dei suoi movimenti e delle sue azioni. 

E quando il tuo cervello lotta contro di te, ti riesce difficile persino riconoscerti: non sai più chi sei! 

“La depressione non equivale al dolore; il vero depresso ringrazierebbe il cielo se riuscisse a provare dolore. La depressione è l’incapacità di provare emozioni. La depressione è la sensazione di essere morti mentre il corpo è ancora in vita. Non equivale affatto alla pena e al dolore, con i quali anzi non ha niente in comune. Il depresso è incapace di provare gioia, così come è incapace di provare dolore. La depressione è l’assenza di ogni tipo di emozione, è un senso di morte che per il depresso è assolutamente insostenibile. È proprio l’incapacità a provare emozioni che rende la depressione così pesante da sopportare”.

Erich Fromm  

La reazione all’incomprensione e all’ignoranza: isolarsi

Molte, troppe, volte ammettere di essere depressi conduce all’isolamento da parte della società, a causa della falsa credenza secondo la quale una persona malata nella psiche costituisca un pericolo per la collettività, nonché una persona che vale e produce meno di tutti gli altri.  

Isolamento che spinge la persona depressa ad emarginarsi da sola, perché non si sente capita, accettata, è troppo grande il senso di sfiducia, di inutilità e di fallimento.   L’unica soluzione sembra essere quella di chiudersi in sé, affrontando tutto da soli: l’isolamento appare necessario, un atto di rispetto verso se stessi.

Se gli altri non possono capire, se non riescono a sentire ciò che provi, se non sono in grado di offrire una presenza positiva, allora è meglio provare ad esser felici da un’altra parte. Allontanarsi dal mondo e distruggere ogni vincolo con gli altri è una sorta di auto-aiuto, un modo di ritirarsi in se stessi per cercare una soluzione al proprio stato d’animo. 

Perchè per la persona che soffre di depressione la fatica da affrontare è doppia: combattere la malattia cercando di “sopravvivere” e nello stesso tempo farsi comprendere dagli altri, quelli che minimizzano e sottovalutano la situazione. 

Come possiamo aiutare una persona che soffre di depressione?

Riconoscere ed ammettere di soffrire di depressione è un percorso del tutto personale, così come decidere di curarsi, iniziando la terapia con un professionista. Il cammino di guarigione dipenderà solo da te! è dentro te stesso, con l’aiuto di uno psicoterapeuta, che devi ricercare gli strumenti per ricominciare a vivere.

L’amore ti sarà d’aiuto: l’amore verso te stesso, verso gli altri, verso la vita. 

Per le persone che ti amano il problema più difficile da risolvere è come aiutarti, cosa poter fare per renderti di nuovo felice. Ecco, non dovranno fare grandi cose, dovranno semplicemente esserci ed amarti. 

Chi soffre di depressione non “sente” nulla, è morto dentro, per questo ha bisogno di tanto affetto e tanta vicinanza, tanti baci, tantissimi abbracci. Esserci e non lasciare sola la persona che soffre sono le cose più importanti! 

Certamente, si potrebbe invitare la persona depressa a fare qualcosa insieme: guardare un film, uscire a mangiare un gelato, fare una passeggiata. Delle semplici cose che potrebbero fare tanto!

La cosa più importante è aiutare la persona malata a migliorare a piccoli passi, un pò per volta, senza pretendere tutto e subito.

Bisogna scegliere bene il linguaggio da utilizzare, fare molta attenzione a quello che si dice. Servono tatto e sensibilità e si devono evitare atteggiamenti e frasi controproducenti.  

Se volete essere utili ad una persona depressa cercate di guardare in faccia la sua sofferenza interiore, il suo dolore, senza sottovalutarli, né sminuirli, ma rispettandoli, anche se non riuscite a comprendere.  

Eppure sarebbero sufficienti un pò di umanità, di vicinanza, di comprensione.

Altra cosa che può fungere da sostegno ed aiuto è sottolineare ogni piccolo miglioramento da parte del malato, sostenendolo ed incoraggiandolo. 

Di certo l’amore da solo non basta, ma sentirsi amati dagli altri è di grande aiuto per cercare di uscire da questo buco nero! 

Perchè la persona che soffre di depressione non ha perso la sua capacità di amare gli altri, semplicemente non ama più se stessa. Ed è proprio in questo momento che ha bisogno degli altri più che mai. 

Se gli altri non ci sono, o non sono in grado di comprendere, potrebbero causare degli effetti devastanti.  

Un consiglio per tutti da Felici per Scelta

Bisogna trovare la forza ed il coraggio di parlare!  Bisogna fare dei nostri limiti e delle nostre paure terreno di dialogo, di scambio, d’incontro!

Dovremmo lavorare tutti quanti il più possibile per migliorare noi stessi e il modo in cui ci rapportiamo ai disturbi della psiche. 

Dovremmo smetterla di vedere l’altro da noi come un ostacolo e capire invece che la diversità è ricchezza, non fonte di emarginazione e disapprovazione sociali.